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Abbigliamento green: perché scegliere l'usato
Giulia GiarolaNews
Mercoledì 14 Giugno 2017

AbbigliamentoLo shopping è un momento gratificante: comprare abbigliamento ci fa sentire meglio con noi stessi, soprattutto quando si tratta di qualcosa di nuovo. Bello, pulito, mai indossato. Ma sarà davvero così?

Oggi vestire green va sempre più di moda e non solo perché è una pratica sostenibile. Recenti studi hanno dimostrato cosa si nasconde nei capi che indossiamo e in quelli “nuovi” che a prima vista sembrano perfetti, ma che in realtà sono dannosi per la salute.

L'alternativa migliore è l'usato, scopriamo subito perché.

Inquinamento e rischi per la salute: cosa indossiamo?

L'industria tessile è la seconda più inquinante al mondo, dopo quella che impiega fonti tessili per produrre energia. Oltre duemila sostanze chimiche, molte delle quali sono tossiche per l'ambiente e la salute, sono utilizzate per produrre i nostri abiti e accessori finendo sulla nostra pelle, influendo sul nostro sistema ormonale e aumentando il rischio di allergie e tumori.

abbigliamento industria tessile

Il Dr. Philip Tierno, direttore di Microbiologia e Immunologia della New York University, ha condotto numerosi test su abbigliamento di uso quotidiano facendo delle scoperte incredibili (e particolarmente inquietanti): i tessuti utilizzati per la produzione dei capi che indossiamo sono pesantemente contaminati da sostanze chimiche e coloranti, primi tra tutti i tessuti in cotone (non biologico).

Le sostanze usate nella produzione del cotone, infatti, non si esauriscono con la coltivazione perché sono coinvolte in diversi processi, come lo sbiancamento, il dimensionamento, la colorazione, il raddrizzamento, l'appiattimento, la resistenza alle macchie e agli odori, l'antinfiammabilità e la riduzione delle pieghe.

Alcune di queste sostanze chimiche poi sono applicate con il calore e così incollate alle fibre di cotone. Dagli studi di Tierno sono state rilevate tracce di formaldeide (noto cancerogeno), etossilati di nonilfenolo (NPE, interferisce con il sistema endocrino), ftalati, alchilfenoli etossilati, PFC, ammine, coloranti azoici e metalli pesanti (cadmio, piombo, mercurio, cromo VI).

Inoltre c'è da considerare un ulteriore “dettaglio”: le regole e i controlli sull’utilizzo di sostanze chimiche a rischio non sono le stesse ovunque. In molti paesi asiatici, ad esempio, vengono utilizzati coloranti pericolosi e sostanze irritanti che causano gravi reazioni cutanee. Certo, dopo molti lavaggi queste sostanze chimiche vengono in parte eliminate, ma dove finiscono? Ovviamente disperse nell'ambiente per essere ingerite dagli animali e magari finire proprio nei nostri piatti.

Scegli l'abbigliamento usato per la salute 

Quando andiamo in un negozio e acquistiamo un capo nuovo non ci sembra affatto di avere tra le mani un vestito o una maglia piena di sostanze chimiche, anzi, sembra tutto intonso e perfettamente pulito. Ma non è così. Il Dr. Tierno ha trovato nei cosiddetti capi nuovi secrezioni respiratorie, flora cutanea, flora fecale, lieviti e pidocchi nei tessuti che sono stati toccati e provati da molte persone.

Vestire green

La nostra fortuna è quella di avere un sistema immunitario sufficientemente robusto per combattere i microrganismi nascosti nei tessuti, ma non è così per tutti: i residui chimici possono colpire le persone con Sensibilità Chimica Multiple e sviluppare nel tempo reazioni allergiche attraverso il contatto con la pelle.

Cosa fare per proteggerci da questa situazione? La risposta è semplice: usato! L'abbigliamento usato infatti è stato lavato numerose volte e quindi avrà meno sostanze nocive nelle fibre dei suoi tessuti. Poi sicuramente aiuta scegliere capi realizzati con cotone biologico e lavare sempre almeno una volta ogni indumento nuovo acquistato.

La scelta dell'usato tuttavia è la migliore, non solo per la tutela della salute personale ma anche per la salute ambientale. Scegliere un capo usato vuol dire rimetterlo in circolo, evitando che finisca in discarica e che uno nuovo venga prodotto. Abbiamo visto prima quante operazioni dannose ci vogliono per realizzare l'abbigliamento, e sappiamo benissimo quanti vestiti usati sono a disposizioni ogni giorno in tutto il mondo. E allora perché non fare una scelta che unisce l'ecologia alla salute?


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente