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Riciclo creativo: le ultime novità Made in Italy
Mercoledì 28 Marzo 2018
Giulia Giarola

italia-e-ricicloLa creatività ci porta ad esplorare, scoprire e incrementare nuovi modi per vivere. E in questo mondo - pieno di rifiuti e accumulatori seriali - le persone creative si stanno facendo notare. Sia per le idee salva-pianeta, sia per il meritato guadagno, frutto delle loro intuizioni geniali messe in pratica.

Per ogni yin c'è sempre uno yang e, grazie al cielo, per ogni essere umano sprecone ce n'è almeno un altro che invece usa l'intelligenza per creare, per dare vita a qualcosa con i rifiuti degli altri. Che le nostre città siano invase dagli accumuli di spazzatura non ci sono dubbi, a volte purtroppo basta guardare fuori dalla finestra. Molto spesso, però, non ci accorgiamo che quello che vediamo come scarto potrebbe essere una grande risorsa.

Orange Fiber: tessuti sostenibili dagli agrumi

Facciamo un esempio. Quanti bevono la spremuta d'arancia la mattina? O semplicemente, quanti in generale amano quel frutto zuccherino? Pensiamo per un attimo alla quantità di arance che tutti i giorni vengono consumate dalle gente, e utilizzate dalle aziende per produrre succhi di frutta e marmellate. Si parla di almeno 700.000 tonnellate di sottoprodotto che viene eliminato! Ricordiamoci una cosa la prossima volta che beviamo un succo d'arancia: il 60% di quel frutto è stato buttato via durante la trasformazione industriale... incredibile!

E a proposito di arance, due giovani ricercatrici italiane hanno usato il loro ingegno per sviluppare tessuti dagli agrumi. Adriana Santanocito ed Enrica Arena, in collaborazione con il Politecnico di Milano, hanno inventato qualcosa di unico e con un potenziale enorme grazie alla loro creatività. Hanno messo in moto il loro lato più fantasioso e il cambiamento è iniziato.

Il progetto si chiama Orange Fiber ed è l'unico brand al mondo in grado di creare tessuti sostenibili dagli agrumi. In pratica vengono prodotti vestiti con l'impiego delle bucce d'arancia. Come? Grazie a un processo innovativo di trasformazione, le due ricercatrici riescono ad estrarre la cellulosa dagli scarti degli agrumi, ottenendo così il filato che poi sviluppano in tessuto vero e proprio.

La vista degli aranceti siciliani dove i frutti finiscono per marcire ed essere distrutti è stata determinante per Adriana ed Enrica. Così, le due giovani sono riuscite a trasformare lo spreco in una risorsa che di certo avrà un grandissimo successo.

ORAdesign: arredi originali grazie al riciclo

Semplicemente fantastico come dagli scarti di un frutto si possa arrivare a creare una linea di abbigliamento sostenibile e al 100% anti spreco. Ma Adriana ed Enrica non sono le uniche in Italia ad aver sviluppato un'idea “riciclosa”, anzi. Ci sono mongolfiere che diventano altalene, gomme che si trasformano in pouf e magliette in borse. Non è uno scherzo e non è nemmeno fantascienza. È la genialità del riciclo.

Ad esempio, sempre dalla Sicilia, arriva un'altra novità in questo campo: ORAdesign, 100% Italian Eco-friendly furniture. Lucy Fenech, chimica industriale, ha tirato su con alcuni soci un laboratorio artigianale per la creazione di arredi ottenuti da materiali di recupero. Come gli pneumatici delle automobili che trattati e colorati possono diventare degli originalissimi poggiapiedi.

Progetti di questo tipo sono in continua crescita, perché le persone stanno cambiando la loro mentalità e il loro stile di vita. Capiscono, finalmente, che il riciclo non solo è fondamentale per la salvaguardia del Pianeta, ma è anche un modo creativo e intelligente per guadagnare.

È sufficiente allargare i propri orizzonti, guardare il mondo con occhi nuovi, ed entrare nell'ottica che ogni cosa che buttiamo ha in sé un valore aggiunto inaspettato e sorprendente. I rifiuti e gli oggetti inutilizzati - di casa o stipati nei magazzini delle aziende - possono avere una seconda possibilità, una nuova vita che fa bene all'ambiente e a chi ne usufruisce. E se lo smaltimento si paga caro, il recupero invece è quasi a costo zero.


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente