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Rete ONU: Lettera aperta al Governo
Martedì 24 Gennaio 2012

rete onuIl 22 novembre 2011, in occasione della Prima Assemblea Nazionale che si è svolta presso il Maschio Angioino, a Napoli, gli operatori e gli organizzatori dei mercati storici e delle pulci, delle fiere e delle strade, delle cooperative sociali, delle cooperative di produzione lavoro che lavorano nel sociale, delle botteghe di rigatteria e dell’usato e dei negozi in conto terzi si sono costituiti in un’unica grande associazione, la Rete ONU (Rete Nazionale Operatori dell’Usato).

Un comparto produttivo ricco di talenti artigianali, cultura e fantasia che conta almeno 50.000 operatori ed un volume di scambi in continua crescita.

La crescita è testimoniata non solo da indicatori economici, ma dall’interesse crescente, ad esempio, da parte delle normative europee ed italiane, almeno per la straordinaria valenza ambientale del riutilizzo, e nello stesso tempo dall'attenzione da parte del mondo dell’Arte contemporanea.

Questo settore crea opportunità di lavoro e opportunità di consumo a basso costo, riduce significativamente lo spreco, esalta l’attenzione verso la qualità, ridà corpo e senso allo scambio gratuito che è presente nella catena di distribuzione, rappresentando un autentico antidoto ai guasti della crisi.

Una rete di operatori radicati nei territori, come testimoniano i mercati storici presenti in tante città, antico luogo di incontro e scambio tra persone di lingua, cultura e condizione economica differenti, dove vengono ridisegnati e rafforzati i legami comunitari e sviluppati efficaci anticorpi alla disgregazione sociale, alla xenofobia e al razzismo.

Il vuoto normativo esistente in materia affligge oggi l’intero comparto degli operatori dell’usato, impedendo il riconoscimento specifico, e quindi lo sviluppo, di un’attività che offre al Paese esternalità positive sui terreni dell’ambiente, della cultura, dell’occupazione e dell’avviamento al lavoro dei soggetti deboli.

CHIEDIAMO di rimuovere i vincoli assurdi che impediscono il libero sviluppo delle capacità produttive ed imprenditoriali del settore attraverso la liberalizzazione del commercio dell’usato, l’emersione di attività oggi “sommerse”, il contrasto alla precarietà.

CHIEDIAMO una legge che dia le giuste regole di funzionamento del settore in campo fiscale, commerciale, autorizzativo, ambientale:

- per definire l’identità fiscale e contributiva del settore nelle sue diverse articolazioni, anche attraverso la formale codifica ATECO; per rendere adeguati e trasparenti gli obblighi e formalizzate, a ragion veduta, eventuali agevolazioni;

- per dare legittimazione, stabilità e dignità a coloro i quali tra noi sono professionisti o hobbisti, ambulanti o negozianti, privi di chiari titoli autorizzativi, soggetti all’applicazione di misure disegnate per altri settori, minacciati da interpretazioni soggettive penalizzanti e da scarsa attenzione da parte delle amministrazioni locali.

- per dare operabilità e possibilità di sviluppo a chi tra noi lavora nella gestione dei rifiuti, rimuovendo gli ostacoli normativi che impediscono di fatto, in contraddizione con gli scopi che le stesse normative promuovono, la destinazione a riutilizzo di enormi volumi di merci riusabili destinate oggi allo smaltimento in discarica o ben che vada al riciclaggio.

Crediamo che solo per assenza di buon senso una prima edizione del Pinocchio di Collodi possa essere mai considerata carta da macero.

Un intervento normativo è urgente anche per evitare o dare indirizzo a iniziative locali spesso in distonia con gli interessi dei nostri associati.

CREDIAMO che la migliore e più matura soluzione normativa non potrà che nascere nel confronto con le reti esistenti dell’Usato e del Riutilizzo.

CONFIDIAMO nel rapido avvio di un confronto in merito all’ URGENTE necessità di un intervento legislativo efficace e creatore di crescita e sviluppo.

La Rete O.N.U. (Rete Nazionale Operatori dell’Usato)

Il Presidente

Augusto Lacala


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente


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