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Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2012
Venerdì 15 Febbraio 2013
Elisa Artuso

rapporto nazionale riutilizzoQual è la situazione in Italia in merito al tema del riutilizzo? A che punto è l’evoluzione normativa, quali le tendenze e le novità sul tema del commercio di beni usati?

Pietro Luppi, Direttore del Centro di Ricerca Economica e Sociale Occhio del Riciclone, ha presentato alla fine del 2012 il Rapporto Nazionale sul Riutilizzo, offrendo uno spaccato sul tema del riuso, con focus specifici su ciò che accade in Europa e una speciale attenzione al tema dell’abbigliamento.

Il volume di beni riutilizzabili presenti nel flusso dei rifiuti è preoccupante e per questo il nostro è un settore chiave che va incontro alla necessità di gestire al meglio i beni in buono stato, affinché concludano il loro ciclo di vita e non vengano gettati nei rifiuti.

Il legislatore europeo ha già affermato un principio che vive da sempre nel senso comune: le attività legate al riuso fanno bene all’ambiente e sono di pubblico interesse.

In Italia, però, la normativa è ancora manchevole e frammentata: le specificità delle attività legate al riuso non sono accolte con attenzione, spesso si finisce per risentire dell’interpretazione arbitraria della pubblica amministrazione, in particolare quando si richiedono autorizzazioni.

Il settore dei mercatini e dei negozi dell’usato, da sempre considerato come marginale e secondario, sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone, sia operatori che si lanciano in un’attività che può essere gestita in modo molto innovativo, sia persone che si dedicano con piacere alla compravendita dell’usato, riscontrandone gli innumerevoli vantaggi da un punto di vista economico e di sostenibilità ambientale. Si parla di migliaia di persone che vedono nel settore dell’usato un’attività di reale pubblico interesse, con risvolti positivi sul piano occupazionale, culturale e di inclusione sociale.

È quindi urgente una legge che riordini il settore, faccia emergere dal sommerso gli operatori più fragili, renda equa la tassazione nell’interesse pubblico.

Ridurre i rifiuti, diminuire il consumo di materie prime e il consumismo sfrenato, offrire più valore ai beni di consumo e una memoria adeguata agli oggetti di valore è una questione a cui si dovrebbe interessare maggiormente il legislatore, affinché attività di questo tipo crescano e possano essere valorizzate per la loro utilità pubblica.

Gli Stati Generali della Green Economy hanno fissato una Road Map che, in alcuni punti ha molto a che fare con l’attività dei tanti mercatini in Italia.

Leggiamo parole che ci riempiono di speranza per un settore nel quale crediamo e nel quale profondiamo tutte le nostre energie.

Ridurre la produzione di rifiuti intervenendo nella progettazione dei beni e degli imballaggi, nei processi produttivi e nei consumi, favorire la riciclabilità, massimizzare il riciclo e aumentare il tempo di vita dei prodotti, anche attraverso la riparazione e lo sviluppo del riutilizzo.

Tali obiettivi si possono realizzare:

- adottando specifiche norme tecniche e regolamenti di settore che stabiliscano standard qualitativi di prodotto, obiettivi, regole per appalti e per l’accesso al mercato;

- attivando strumenti economici che applichino la responsabilità estesa del produttore;

- con strumenti di comunicazione e informazione in grado di orientare il mercato;

- con strumenti tecnologici che consentano di migliorare l’intero ciclo di produzione;

- sviluppando la preparazione al riutilizzo e le reti di riuso collegate al mercato dell’usato”.

Siamo sulla buona strada!


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente


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