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Porta a porta e i mercatini dell'usato
Lunedì 15 Aprile 2013
Elisa Artuso

porta a portaQualche giorno fa a Porta a Porta, il programma di Bruno Vespa, un giovane 32enne, Francesco Tropeano, ha parlato della sua esperienza nel mondo del lavoro e della sua intenzione di aprire un mercatino dell’usato nella sua città. Francesco la proponeva come soluzione che lo potrebbe portare a una collocazione professionale gratificante, in un periodo in cui il mondo del lavoro è estremamente difficile da affrontare e in cui – secondo lui – i ruoli sono stati anche troppo stereotipati.

Bruno Vespa ha commentato la cosa in modo piuttosto negativo, come se aprire un mercatino sia un ripiego; ha usato parole che a molti del settore hanno procurato un certo fastidio. “Francesco si è ridotto ad aprire un mercatino” ha detto il presentatore.

Il mondo del recommerce, il settore nel quale sono inseriti migliaia di operatori in tutta Italia, è in forte crescita e non è una professione semplice: chi gestisce un negozio dell’usato ha a che fare con molteplici situazioni che spaziano dalla gestione operativa del negozio e del personale, alla flessibilità negli orari, fino alla relazione con i clienti, non sempre facile in anni in cui le persone vendono anche oggetti ai quali sono molto legati e che gli operatori si trovano a valorizzare da un punto di vista economico e a gestire all’interno del punto vendita.

Concretezza, flessibilità, capacità di risolvere situazioni critiche, resistenza allo stress, attitudine alla relazione con il pubblico e spirito commerciale, competenze nel visual merchandising e conoscenza del mercato e degli strumenti informatici: sono solo alcune delle competenze che deve avere una persona che si "riduce" ad aprire un mercatino. Con l’aggiunta che non c’è una scuola o una palestra in cui allenarsi per questo tipo di attività. Non sei un laureato in chimica che entra in un laboratorio. Non sei un perito meccanico che viene assunto come aiuto progettista. Sei una persona che ama stare in mezzo alla gente, sei una persona curiosa che osserva il mercato e che si è appassionata agli oggetti di una volta, che raccontano una storia e possono essere valorizzati attraverso un’attività come quella dei mercatini. E non basta, perché poi c’è internet e devi esserci anche tu, con il tuo mercatino, e sapere quali sono le dinamiche alla base della presenza online, devi fare in modo di farti trovare anche da chi ti cerca con uno smartphone, devi stare dove sta la gente e quindi su facebook o su altri social.

Chi opera nel mondo del riuso deve costruirsi una professionalità attingendo da vari settori, da diverse esperienze e da tante passioni. Non ci si improvvisa. Non si fanno 8 ore. Non si sta a casa al sabato e alla domenica. Si diviene piccolo imprenditore di se stesso, si cresce sul campo, si lavora molto. E si hanno anche grandi soddisfazioni.

E poi, il nostro è un settore strategico perché pienamente inserito nelle attività della green economy e su questo il legislatore ha ancora molto da dire e da fare. Sarebbe bello parlare di riuso come di soluzione anche per la produttività di qualità, non come ripiego per disoccupati che non sanno dove sbattere la testa: per questo ci sono soluzioni più semplici, che richiedono investimenti diversi. Sarebbe bello si accettasse la sfida perché probabilmente anche a Porta a Porta esiste un bar che serve il caffè su tazzine usate, ci saranno sedie e tavoli usati su cui ciascuno si siede e questo vale per la gran parte degli oggetti che ci circondano.

E voi cosa ne pensate?


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente


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