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Vita da mercatino: ecco gli oggetti che mi popolano
Mercoledì 22 Gennaio 2020
Eleonora Truzzi

Valore dei mercatini in ItaliaMi hanno creato in una via di passaggio che attraversa un paese di campagna, per poter essere trovato da locali e da avventurieri. 


Ogni giorno qualche persona entra dalla mia porta, speranzosa, con un oggetto caro tra le mani. Un regalo che non può più accettare, un ricordo da cui si costringe a separarsi o un accessorio che ha acquistato senza sapere di possedere già un gemello. E io li accolgo. Tutte quelle forme irregolari, navigate, incrollabili. Tutte quelle vite. Un oggetto è tale solo per chi non ci vede un’anima.

Cosa passa dalle mie stanze?
Le mie vetrine accolgono gioielli dall’Italia, dall’America, dall’Europa. I miei pavimenti si coprono con divani, scaffali, librerie. Sulle mie mensole ospito libri già letti troppe volte, giocattoli per bambini, borse e accessori femminili, quelli che dopo una stagione solitamente vengono abbandonati negli angoli più reconditi degli armadi. Le mie pareti sono costellate di quadri, stampe e fotografie che sono sempre un po’ attuali. Questo sono io, i miei oggetti definiscono la mia identità.

Perché lo faccio?
La domanda che sento mormorare più di frequente tra le mie mura è: “Perché lo fai?”. La risposta è quasi scontata. “Qualcuno deve pur farlo”. Ogni oggetto non è semplicemente un insieme di ingranaggi, plastica e colla. Rappresenta le vite che ha attraversato, le emozioni che ha suscitato, i sorrisi che ha strappato. Qualcuno ha il dovere di protrarre questo ciclo il più a lungo possibile.

Valore dei mercatini in Italia

Anche tu mi puoi aiutare
Non posso fare tutto da solo. Io posso accogliere, ma qualcuno deve essere disposto a dare. Aiutami nella mia causa portandomi una bici che non usi più, un elettrodomestico che stona con il colore della tua casa nuova o uno strumento musicale con cui non hai più il tempo di esercitarti. Che tu arrivi da me o da uno dei miei tanti fratelli sparsi per la nazione non importa, il risultato sarà il medesimo. Fuori c’è qualcuno che sta cercando proprio quell’oggetto, che sta aspettando di regalargli una nuova vita.


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente