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I mercatini del second hand hanno riaperto
Mercoledì 17 Giugno 2020
Eleonora Truzzi

riapertura-mercatini-usatoDurante la Fase 2, indetta per combattere la pandemia da COVID-19, a mano a mano i mercatini del riuso hanno potuto riaprire i battenti. 

Nonostante l’inizio della Fase 2 fosse stato sancito per il 4 maggio, i commercianti hanno riscontrato non poche avversità dovute alla poca chiarezza delle linee guida governative per un settore che spesso rimane nell’ombra. Ecco come i mercatini del riuso hanno affrontato la riapertura e quali sono stati gli aspetti positivi di questa situazione.

Un ambito dimenticato dal Governo
All’interno del DPCM del 26 aprile, all’Allegato 3, erano stati riportati i codici ATECO delle attività che avrebbero potuto riaprire dal 4 maggio. Dal punto di vista teorico, quindi, anche i mercatini dell’usato sarebbero dovuti essere inclusi. Tuttavia, a livello comunale, sono state fornite le più svariate interpretazioni delle linee guida governative e questo ha portato alla riapertura di alcuni negozi mentre altri hanno dovuto attendere ulteriori settimane prima di poter riprendere la normale attività. Questo fraintendimento è stato dovuto dal fatto che spesso chi è al Governo ignora l’esistenza del mercato del second hand facendo sentire tutti gli imprenditori dell’usato scoraggiati ed ostacolati nel proprio lavoro.

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Le scelte di vita consapevoli dei clienti
Raggio di sole che ha rischiarato l’attività degli imprenditori dell’usato è arrivato proprio dalla clientela. Nonostante le iniziali difficoltà, ora il settore dei mercatini dell’usato è riuscito a ripartire con un seguito più sentito rispetto al periodo precedente alla pandemia. L’esperienza è servita alle persone per scegliere uno stile di vita più ecosostenibile e attento alla salute dell’ambiente. Decidere di acquistare prodotti di seconda mano contribuisce a ridurre i rifiuti e le immissioni di CO2 nell’atmosfera. Far ripartire l’economia è stato complesso e non privo di ostacoli, ma l’impegno di chi crede in questo settore ha permesso di superare qualsiasi difficoltà.


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Ciò che fino a oggi ha limitato la vendita dell’usato è stato un problema di percezione.
Quando una persona va al ristorante non si pone la questione se il piatto in cui mangia sia stato utilizzato da qualcun altro.
Eppure se lo chiede quando acquista un abito o un mobile di seconda mano.
Ma è palpabile l’evoluzione verso questo nuovo stile di vita.
Alessandro Giuliani
su Il Salvagente